Categoria: RACCONTI EROTICI25,9 minuti di lettura

Violenza anale

Gli errori si pagano

Ieri sera Luca, il mio ragazzo da oltre tre anni, per farmi scontare l’imperdonabile errore che ho commesso, ha deciso di abusare di me con il sesso anale. Ha deciso di pareggiare il conto a modo suo e, per servirmi fredda la sua vendetta ha sverginato illegalmente il mio culo. Sarò onesta, confesso che un po’ me la sono meritata e, dato che siamo in vena di sincerità, devo ammettere che… pur se con un certo dolore, il suo abuso, la sua “violenza anale” mi è piaciuta più di quanto potessi immaginare.

Lunedì scorso ero in ritardo al lavoro e nella fretta ho lasciato a casa il telefono. Come spesso capita in questi casi, una distrazione del genere rischia di diventare una bomba a orologeria anche per le coppie all’apparenza più solide. Non l’ho tradito, se è questo che state pensando, ma non temete, non vi siete allontanati troppo, perché effettivamente ci sono andata molto ma molto vicino. Vorrei raccontare che non l’ho tradito per amore, per paura, per redenzione, ma, purtroppo non è così. Non ho tradito il mio ragazzo semplicemente perché non ho avuto il tempo di farlo. Sono stata beccata prima che potessi commettere il mio peccato…

Una splendida storia d’amore

Capisco che iniziando in questo modo il mio racconto potrebbe essere difficile da credere, ma, io amo veramente Luca e sono convinta che la nostra sia davvero una storia speciale. Da circa un anno abbiamo dato inizio al nostro progetto di vita insieme. Ci siamo trasferiti a Londra, abbiamo affittato un bilocale carinissimo in piena zona 2 ed entrami abbiamo trovato un lavoro ben pagato: lui come chef ed io come personal trainer.

Potrà sembrare una storia come tante, i tipici italiani a Londra in cerca di avvenire, ma, del resto, per citare una vecchia canzone, ognuno di noi crede speciale la sua storia normale, no? Nei tre anni insieme l’ho sempre rispettato. Mai mi è balenata l’idea di tradirlo e, a parte in casi veramente eccezionali, non sono mai stata una di quelle donne dall’occhio strabico, quelle così abili e assatanate da riuscire guardare più uomini contemporaneamente di cui solo uno, purtroppo, è il proprio partner. Non sono così, eppure una settimana fa sono andata vicinissima dal mettergli le corna…

Moglie appagata, vita beata

Nell’ultimo mese hanno chiesto a Luca di coprire a lavoro anche i turni di un collega in malattia. Certo, più soldi per i nostri progetti, ma anche tanta stanchezza per lui, solitudine per me e, soprattutto, zero sesso per noi. Non è solo la mancanza di sesso che mi ha spinto sull’orlo del tradimento. Infatti, nell’ultimo mese, proprio a causa dei suoi ritmi lavorativi, mi sono sentita trascurata come mai prima.

Luca era sempre troppo stanco qualunque cosa gli proponessi di fare: troppo stanco per fare l’amore, troppo stanco per fare una passeggiata. Troppo stanco per vedere un film, per fare la spesa, per andare a cena fuori, per stare con gli amici e, più di tutto, troppo stanco per discutere con me di quelli che lui chiamava i miei “capricci infantili”. Insomma, non è stato un mese facile per noi, ci siamo visti molto poco e la convivenza sotto lo stesso tetto non ha fatto altro che alimentare questo disagio. Il mix di tutte queste situazioni mi ha spinta a vacillare davanti alle avances di Axel…

E poi arriva Alex…

Axel è il proprietario della mia palestra, un ragazzo per metà brasiliano e per metà inglese, e, da quando ho cominciato a lavorare per lui non ha mai lesinato attenzioni e battutine nei miei confronti. Non ho mai parlato a Luca delle provocazioni di Axel, non volevo allarmarlo inutilmente. Per quanto sia pure un bel ragazzo, ricco e di buona famiglia, Axel non sarebbe mai stato il mio tipo ideale. Anche se è fisicamente molto attraente, caratterialmente siamo agli opposti e, inoltre, pur se fidanzato, non perde mai l’occasione per fare il farfallone con chiunque gli capiti a tiro. Insomma, mi sono sempre gestita questa situazione da sola, creando certo un ottimo rapporto col mio titolare ma nel rispetto dei limiti e senza mai dargli la possibilità di superarli. Mai tranne la settimana scorsa…

L’aperitivo in terrazza

Per festeggiare le festività natalizie insieme ai clienti, la palestra ha organizzato un meraviglioso aperitivo sulla terrazza coperta di un noto locale londinese. Io ci sono andata da sola (ovviamente Luca doveva lavorare) e con il morale sotto i tacchi. Proprio quella mattina io e Luca avevamo litigato di nuovo e seriamente. Non mi dilungherò sulle motivazioni e le mie relative ragioni, piuttosto vi anticipo che ho trovato in quella festa, e nell’open bar, il palliativo alle mie frustrazioni. La serata è stata davvero fantastica e i numerosi gin tonic, uniti alla simpatia dei miei colleghi e alla mia musica preferita, hanno fatto sì che a mezzanotte, finita la festa, mi ritrovassi ad essere completamente brilla.

Axel non ha fatto altro che lanciarmi sguardi e sorrisini per tutto il tempo e stavolta non mi sono tirata indietro dal ricambiarli. Finita la serata, mentre stavamo per andar via, Axel mi si è avvicinato e mi ha chiesto se potessi aspettarlo mentre saldava il conto, ovviamente impegnandosi a riaccompagnarmi a casa. Non ho voluto dirgli no e così siamo rimasti soli. Lui mi ha invitato a bere ancora un drink ed io ho accettato anche quella proposta. Abbiamo cominciato a parlare e, dopo un po’ di convenevoli, lui mi ha guardata negli occhi e mi ha chiesto come stessi. Mi ha detto che aveva percepito negli ultimi tempi una certa insofferenza da parte mia e, così, da bravo amico, si è proposto di ascoltarmi qualora avessi avuto esigenza di parlare con qualcuno.

Al momento giusto

Non avevo bisogno d’altro in realtà, l’ho capito perché non me lo sono lasciata ripetere due volte e ho cominciato a sputare fuori tutta la mia insofferenza nei confronti di Luca e della crisi che stavamo affrontando. Gli ho detto tutto, tra gin tonic e lacrime ho confessato tutte le mancanze del mio ragazzo, anche quelle sessuali. Axel mi ha ascoltata per tutto il tempo in silenzio, da bravo Casanova ha raccolto tutte le informazioni per poi andare a colpire nel punto più sensibile, ovviamente la mancanza di sesso. “Una cosa del genere è impensabile” si è limitato ad esclamare.

Le colpe probabilmente erano anche mie, forse non riuscivo a stimolarlo a dovere e la mancanza di allenamento di certo non mi avrebbe aiutata. Sosteneva che a suo parere, mi avrebbe fatto bene una scappatella senza legami, senza cuore, senza impegno, solo del sano e semplice sesso per riprendere autostima in me stessa ed essere più paziente e accondiscendente nei confronti di Luca. Chiaramente si è proposto di aiutami anche sotto questo aspetto, di fare questo sacrificio per me, di immolarsi per la causa, giusto per farmi un favore, ci mancherebbe…

Approfittando dell’alcol…

Anche a me, riscrivendola adesso, dà l’impressione di un’enorme paraculata, ma, in quel momento e con tutto quel gin in corpo non mi sembrò poi un’idea così assurda. Il mio titubare lo incentivò a incalzare: “Allora che ne pensi Rita? Domani siamo full entrambi in palestra ma giovedì potremmo prenderci il pomeriggio libero e passarlo insieme. Conosco un alberghetto discreto e tranquillo non lontano da qui. Dai, pensaci, una volta e basta, sono il primo a non volere complicazioni, ma, detto tra noi, ho sempre avuto una gran voglia di stare con te.

Non so se qualche volta ci hai pensato anche tu, ma ti andrebbe di provare?”. Con le sue parole e i suoi modi sicuri e persuasivi, mi ha fatto proprio il lavaggio del cervello perché gli ho risposto e senza indugiare troppo: “Si, va bene per giovedì. Ma una volta e basta ok? Lo sai che io amo Luca, impazzirei se scoprisse una cosa del genere”.

Un risveglio traumatico

Mi sono svegliata il mattino seguente con il classico mal di testa da hangover, Luca già non c’era più e, mentre preparavo il caffè, mi è tornata in mente la conversazione avuta con Axel la sera prima. Ho sentito una fitta allo stomaco. Cosa ho combinato? Gli ho detto davvero che potevamo fare sesso giovedì in un albergo ad ore? Sono impazzita forse? Ho pregato intensamente affinché l’alcool gli avesse fatto scordare le mie parole: “magari era più ubriaco di me e nemmeno se ne ricorderà stamattina”, questo speravo. Purtroppo la mia illusione è durata poco perché quando ho acceso il telefono ho trovato un suo messaggio con lo screen della prenotazione della camera per giovedì.

Risveglio dopo la sbornia in Violenza Anale

Ormai ero finita in “bocca al lupo” come si suol dire. Abbiamo cominciato a messaggiare fittamente e lo abbiamo fatto per tutta la giornata. Axel era sempre più diretto, voleva sapere cosa mi piacesse fare a letto, mi diceva cosa avrebbe voluto farmi, mi riempiva di complimenti e di provocazioni. Io sono stata al gioco, ormai ero troppo dentro per tirarmi indietro e, sotto sotto, sentivo di volerlo anch’io. Sono stati proprio i nostri messaggini bollenti a farci scoprire. La sera infatti, quando Luca è tornato, ho preferito uscire a fare la spesa, non avevo voglia di vederlo, non avevamo ancora fatto pace ma, testaccia mia, ho dimenticato di portare il telefono con me. Quando sono rientrata ho trovato Luca seduto sul divano col mio cellulare in mano…

La scoperta del tradimento

“Chi è questo Axel? È quello stronzo del tuo datore di lavoro, vero?”. Volevo morire, cazzo, mi aveva beccata. Nel tempo successivo, nonostante tra mille lacrime abbia provato a giustificarmi per il mio comportamento, ho avuto l’impressione di parlare con una statua. Luca è rimasto in silenzio per tutto il tempo. Nessuna reazione, nessun insulto, nessuna lacrima, l’unica cosa che continuava a ripetermi era “pure in culo te lo saresti fatto mettere stronza?”. Per lui questo è stato davvero lo shock più grande, l’ho colpito nell’orgoglio.

Non ho mai fatto sesso anale in vita mia, mi sono sempre rifiutata nonostante le pressioni di Luca. Non è per bigottismo sia chiaro, semplicemente non sono mai stata attirata da questa pratica. Avevo paura di sentire solo dolore e non credevo che si potesse godere veramente con il sesso anale. Forse il partner ma di certo non io. Axel, in uno dei suoi messaggi, mi aveva scritto di voler prendere anche il mio culo. Probabilmente non lo avrei permesso nemmeno a lui ma non me la sono sentita in quel momento di rifiutare la sua proposta. Lo avrei fatto una volta in albergo se davvero c’avesse provato davvero, ma come farmi credere da Luca ormai?

L’imbarazzo del silenzio

Nei tre giorni successivi Luca ha smesso completamente di parlarmi, eravamo peggio di due estranei, io lo conosco bene. Sapevo che stava meditando la sua vendetta. Nella cronologia del pc notavo da giorni strane ricerche fatte su vari sexy shop online ma non riuscivo a spiegarmene il motivo. L’ho capito il sabato mattina quando Luca è sceso per ritirare un pacco dal corriere di Amazon. Quando è risalito ha scartato la confezione e lascito in bella mostra sul tavolino del divano, affinché lo vedessi, uno scatolo con all’interno un plug anale e poi, senza nemmeno salutarmi, è andato a lavorare. Cosa voleva fare con quel plug anale? Non me la sono sentita di chiederglielo e sono andata a lavorare anch’io…

Violenza anale

Sono tornata a casa intorno alle 20.00, dalla finestra ho notato che la luce in soggiorno era accesa, Luca era già rientrato a casa, strano per essere sabato. Quando ho aperto la porta l’ho trovato seduto sul divano, ovviamente non ha ricambiato il mio saluto ma nei suoi occhi ho percepito uno scintillio sadico e vendicativo. Luca è venuto verso di me con in mano un paio di manette con il peluche rosa, mi ha detto di stare zitta e non parlare, mi ha portata vicino al tavolo, mi ha messo a pecora e per bloccarmi mi ha legata con le manette ai piedi di questo. Non sapevo dove volesse arrivare ma ho obbedito alla sua volontà e gli ho permesso di prendere il controllo della situazione.

Luca mi ha abbassato i pantaloni e il perizoma, si è messo dietro di me e ha cominciato a stimolarmi con le dita. Una parte di me voleva opporsi ma l’altra si sentiva troppo in colpa. Sperava che la mia accondiscendenza potesse servire a rimettere a posto le cose tra noi. Poi Luca ha bagnato il mio orifizio con del lubrificante per il sesso anale e, dopo avermi imbavagliato la bocca con una cravatta, mi ha infilato il plug arrivato quella mattina su per il culo. Wow, non credevo che quel gesto potesse provocarmi tanto piacere. Luca aumentava la pressione gradualmente e il sex toy esercitava una leggera sollecitazione al mio ano e alla mia vagina stimolando di gran lunga l’eccitazione con la sua lieve e costante vibrazione.

Il plug della passione

Il mio ragazzo si è divertito per una buona mezz’ora con il suo nuovo giocattolo mentre io, sempre più eccitata, glielo lasciavo fare in silenzio. Avevo capito che eravamo appena all’inizio, avevamo compiuto solo il primo passo di un percorso che avrebbe portato a una penetrazione più consistente. Luca si abbassò finalmente i pantaloni, lasciò il plug a vibrare nel mio culo e si avvicinò alla mia bocca, liberandola dalla stretta della cravatta. Fargli un pompino lì, legata a pecora sul tavolo della nostra cucina e con un vibratore nel culo è stato elettrizzante. Mi faceva sentire proprio una troia e questa sensazione, specie dopo un mese di astinenza dal sesso, mi piaceva parecchio. Mi sono dedicata al suo cazzo con tutta la dedizione, la passione l’abilità di cui ero capace.

Luca godeva come un maiale mentre con la mano poggiata dietro la mia testa governava l’intensità e l’andatura della mia bocca. Quando è arrivato all’apice dell’erezione, ha tolto il suo pene dalla mia bocca. Mi ha guardata negli occhi e mi ha detto: “Adesso vediamo da chi te lo prendi nel culo, troia”. Ho capito che il falso mito secondo cui una donna presta il proprio lato B al suo partner solo per accontentarlo è una grossa bugia. Essere penetrata analmente dal mio ragazzo mi ha fatto godere come mai avrei immaginato.

Una punizione meritata

Il plug aveva fatto il suo sporco lavoro, ormai il mio ano era dilatato al punto giusto e il mio corpo rilassato dalla sua vibrazione. Luca ha cominciato a montarmi senza pietà, continuando a ripetermi dopo ogni botta con tono perfido: “Allora, ti piace troia?”. Non ho potuto fare a meno di urlare: “Si, si, si, mi piace amore, sono la tua troia, queste cose voglio farle solo con te”. Non gliel’ho detto per accontentarlo, mi piaceva davvero questo suo modo insolito e punitivo di abusare di me. L’ho fatto sfogare, ho aspettato che finisse, che il mio uomo mi punisse per la mia insolenza. L’ho lasciato venire dentro di me provando piacere nel sentire il suo liquido caldo riempire il mio culo.

Violenza anale - Racconto erotico di Adele

Finito l’orgasmo Luca è tornato di nuovo quello di sempre, nei suoi occhi non percepivo più la stessa rabbia di prima e, anzi, mi ha chiesto di prepararmi per andare a fare una passeggiata. “Che non capiti mai più Rita. Stavolta ti ho fatto capire cosa può succedere se pensi di tradirmi, la prossima potrei essere anche più cattivo di così”. Più cattivo di così? No, Luca caro, abbi pietà di me, non penserò mai più a farti un torto del genere, te lo prometto…

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