SquirTIAMO Insieme
Il matrimonio
Quella sera ero in macchina col mio ragazzo. Viaggiavamo a notte fonda sull’autostrada a velocità sostenuta con la musica a tutto volume mentre tornavamo dal matrimonio della mia migliore amica. Roberto e Giusi avevano deciso di sposarsi nel Paesino natale di lui, una simpatica località sciistica collocata a più di duecento chilometri dalla nostra città. Avevo aspettato quel giorno per mesi, il primo matrimonio di nostri coetanei e, per giunta, io ero la testimone! Fu una cerimonia semplice ma non per questo noiosa; nessuno sfarzo eccessivo, location curata ma non pomposa ed un numero ristretto di invitati. Poche persone ma tutte veramente vicine agli sposi. Fu una giornata bellissima, l’emozione di vedere convolare a nozze la mia migliore amica mi regalò dei momenti di gioia pura.
Dopo la funzione ci spostammo nel piccolo rifugio a mille metri scelto dagli sposi per festeggiare il grande giorno. Fu davvero tutto perfetto. Panorama mozzafiato, ambiente caldo e raccolto, musica dal vivo, cibo squisito e, soprattutto, vino rosso a volontà. Aspettammo che andassero via tutti gli invitati prima di lasciare il rifugio, continuammo a brindare ancora un po’ in intimità con gli sposi e poi partimmo barcollanti in direzione casa. Prevedevo un viaggio molto impegnativo, considerata la lunga distanza e la nostra ebbrezza.
Francesco, il mio ragazzo, sembrava essere quello più cotto tra i due, ma, nonostante questo, si rifiutò di cedermi il posto alla guida del suo SUV. Ci mettemmo più del previsto a scendere le tortuose stradine innevate e, una volta arrivati in Paese, imboccammo l’autostrada in direzione Milano.
Il viaggio di ritorno
Nei primi cinquanta chilometri non incrociammo anima viva sul nostro percorso e questo consentì a Francesco, nonostante le sue condizioni precarie, di spingere sull’acceleratore per recuperare un po’ di tempo. Nonostante fossi preoccupata dalla sua guida sostenuta cercai di mostrarmi tranquilla ed accompagnare con tutta la mia voce quella di Lucio Dalla che usciva dallo stereo. Dopo qualche chilometro ancora però, una brusca sbandata dell’auto, mi riportò rapidamente alla realtà. Francesco aveva perso per una frazione di secondo il controllo della macchina (fortunatamente senza conseguenze) e questo mi spinse, preoccupata, a chiedergli di fermarci al primo autogrill a prendere un caffè. Lui fu stranamente d’accordo e aggiunse: “Va bene amore, così ne approfitto per andare anche al bagno”.
La stazione di servizio non tardò ad arrivare ma, una volta imboccata la corsia di decelerazione, fummo sorpresi a notare che fosse dismessa. All’interno del grande parcheggio era tutto buio, nessuna macchina, nessun essere umano, nessuna luce. Francesco controllò il navigatore e aggiunse: “Cazzo, la prossima è a più di settanta chilometri!”. Poi accese di nuovo il motore e fece per ripartire: “Non fa niente amore, resisterò. Ci fermiamo alla prossima per il caffè”. Non volevo che guidasse in quelle condizioni per un tratto così lungo, indipendentemente dal mio bisogno di caffeina, lo vedevo veramente provato e troppo su di giri, perciò aggiunsi prontamente: “Aspetta amore. Non partire ancora, puoi almeno scendere e fare la pipì dietro quel muro”.
Francesco non sembrò molto convinto da quell’idea: “Dietro quel muro? Suvvia amore, ho vergogna a farla all’aria aperta con te che sei in macchina. Per giunta fa anche freddo”. Lo guardai fisso negli occhi e con fare autoritario gli dissi: “Francesco sei troppo brillo, io sarei più contenta se almeno ci fermassimo qui per un po’ e tu ti liberassi da tutto quest’alcool che hai in corpo”. Poi cambiai tono di voce e diventai più docile: “Ti prego amore, fallo per me, ascoltami”. La mia strategia funzionò. Il mio ragazzo mi sorrise e affermò: “Va bene piccola, farò come vuoi tu. Stasera ogni tuo desiderio è un ordine”. Mi fece il saluto militare con ironia e, dopo avermi stampato un bel bacio alcolico, si allontanò in cerca di un posto di fortuna dove liberarsi.
La piacevole sosta
Ancora adesso non riesco a spiegarmi bene il perché ma, quella situazione tragicomica, la sua dichiarazione di obbedienza e il sapore di quell’ottimo vino rosso ancora intenso sulle mie le pupille gustative, mi fecero eccitare profondamente. Nel giro di un secondo decisi che volevo mettere alla prova la sua obbedienza, volevo avere il controllo sul mio uomo e volevo essere toccata da lui. Non ci pensai due volte, mentre lui era poco distante da me tirai su il mio vestito e, una volta sfilate calze e mutandine, rimasi completamente nuda in sua attesa. Quando mi resi conto che Francesco tornava verso la macchina abbassai il finestrino e dissi: “Amore aspetta, prima di salire vuoi avvicinarti al mio lato? Mi è caduto l’accendino e non riesco più a trovarlo”.
Mi lanciò un sorriso divertito e aggiunse venendo verso di me: “Certo piccola, te l’ho detto, ogni tuo desiderio è un ordine stasera”.
Non si accorse subito del vestitino sollevato, l’ingenuità mista all’oscurità l’avevano spinto a credermi davvero: “Allora vediamo, dove quest’accendino?”. Aprì lo sportello e si abbassò a cercarlo in mezzo ai miei piedi ma a quel punto gli ci volle un attimo a notare che, tra le mie gambe divaricate, la mia figa rasata era lì in bella mostra che lo fissava. Alzò per un secondo lo sguardo e mi fissò incredulo. Gli sorrisi eccitata e gli dissi: “Hai detto che ogni mio desiderio è un ordine stasera? Beh, ho voglia di essere toccata da te. Ti ordino di metterti giù e di leccarmela”.
Francesco non se lo fece ripetere. Si accucciò nell’abitacolo sotto il seggiolino, chiuse lo sportello e mi allargò le gambe appoggiandone una sullo sterzo e l’altra sul cruscotto, dedicandosi a darmi piacere con tutta la passione di cui era capace.
Cominciò a baciarmi prima la pancia e pian piano scese fin giù. Mi poggiò lentamente le labbra sul clitoride e fece una leggera pressione con la lingua. Il suo approccio delicato mi infiammò a tal punto da abbandonarmi completamente in suo potere. Una volta rilassati tutti muscoli passò all’attacco. Mi leccò come un moto perpetuo e con abile maestria. La sua lingua andava in verticale ed in orizzontale con movimenti decisi e sicuri. Poi cominciò a farla roteare in cerchio andando a stimolare contemporaneamente il clitoride, le labbra vaginali e il perineo, generando un vortice perfetto di puro godimento.

“Si amore, ancora, ti prego ancora”. Gemevo di piacere mentre lui si lavorava accuratamente la mia figa. “Ti piace amore? Dai toccati le tette, fammi vedere quanto sei eccitata”. Lo accontentai, tirai fuori il seno e cominciai a strofinare i capezzoli con i palmi delle mani. La cosa lo eccitò moltissimo: “Brava così, stringile forte amore”. Le strizzai quasi fino a farmi male, volevo mostrargli tutto il mio piacere.
Francesco riportò la sua lingua sul mio clitoride mentre con le dita cominciò a penetrarmi. Il piacere fu ancora più intenso. Prima uno, poi due, poi tre ed infine quattro. Mentre mi leccava quasi tutta la sua mano entrava dentro di me con movimenti sincronizzati e decisi. Non riuscii a fare a meno di ansimare dal piacere: “Non fermarti, ti prego continua amore. Sono la tua padrona, obbedisci ai miei voleri”. E lui continuava a masturbarmi come un fedele servo, felice di esaudire i desideri della sua matrona.
Capì che ormai ero completamente persa quando gli presi la testa tra le mani e me la infilai letteralmente nella figa. Ero in rampa di lancio, mancava poco alla mia esplosione ma lui azzardò di più. Lasciò nella mia vagina soltanto due dita e con queste andò a strofinare la parete anteriore di essa con movimenti delicati mentre con la lingua continuava a stimolare il mio clitoride. Fu in quel preciso momento che compresi quello che stava per accadere.
Lo squirting
Fui pervasa da una voglia diversa, nuova. Era molto simile allo stimolo di fare la pipì ma capivo che non si trattava di quello. Accidenti, per la prima volta in vita mia stavo per squirtare.
Io e il mio ragazzo avevamo affrontato spesso il tema dello squirting. Ne eravamo entrambi attratti ed avevamo letto molto a riguardo. Sapevamo che per arrivare a raggiungere questa forma di orgasmo erano necessarie una buona intesa sessuo-affettiva con il partner e la volontà di lasciarsi liberamente andare.
Nonostante avessi provato più volte a mettere in pratica questi consigli non ero mai riuscita a squirtare durante il rapporto con il mio uomo, il quale non ne aveva mai nascosto il suo dispiacere.
Quella notte fu diverso.
L’eccitazione legata alla situazione, il luogo dove ci trovavamo e la sua abilità nello stimolarmi mi portarono a capire che da lì a qualche istante avrei squirtato per la prima volta. E così mi abbandonai felicemente al mio piacere. Gli presi con veemenza la testa e la poggiai contro la mia vagina mentre le sue dita continuavano a scivolare su e giù sulla mia parete anteriore: “Apri la bocca” gli dissi con decisione. Lui mi assecondò. Ecco, capii di essere pronta. Sentii partire il liquido e provai a rilassare il più possibile la mente e il corpo. “Adesso bevi” gli ordinai. Tante volte era successo l’opposto e avevo ingoiato io il suo sperma. Non vi nascondo che mi eccitò tantissimo l’idea che per una volta fosse lui a ricambiare il favore.
La potenza del mio getto mi sorprese e sorprese anche lui perché fu inondato a tal punto da cominciare a tossicchiare. Ma non si tirò indietro. Il mio uomo rimase lì a subire l’impeto del mio squirting con la bocca piena e la faccia bagnata. Ingoiò tutto quello che riuscì senza ribellarsi ed io mi abbandonai totalmente al piacere di quella nuova esperienza…
Una volta finito tutto Francesco di risollevò, si ripulì la faccia con la parte bassa del mio vestito e soddisfatto mi disse: “Allora amore, sono stato bravo?”. Risposi al suo sorriso e aggiunsi: “No amore, sei stato fantastico. È stato bellissimo squirtare insieme a te”.
Ci mettemmo di nuovo in viaggio, ormai sobri, ero così rilassata che mi addormentai dopo qualche chilometro. Mi risvegliai direttamente alla stazione di servizio. Francesco era già fuori dall’auto: “Andiamo amore, credo proprio che stavolta tocchi a te offrirmi il caffè!” disse divertito. “Certo amore mio”… Regalami ogni volta esperienze come quello di stanotte e ti compro tutta la torrefazione, pensai ridendo tra me e me…







