Categoria: RACCONTI EROTICI15,5 minuti di lettura

Come una prostituta

Come una prostituta, nessun termine fu’ più azzeccato per descrivere la mia esperienza

Ho sempre pensato che una donna divorziata, passata la crisi della mezza età, cresciuti i figli e raggiunti gli obiettivi professionali, non abbia che nel sesso, in ogni sua forma e perversione, l’unico vero alleato per combattere la noia…

Era così anche per me.

Le mie fantasie si perdevano continuamente in bollenti pensieri erotici, immaginavo i dialoghi, fantasticavo sulle posizioni più insolite, fino ad arrivare a sentire, tenendo gli occhi chiusi, il piacere intenso della penetrazione. E, soprattutto, ero costantemente eccitata dai ragazzi giovani. Non avevo voglia, almeno nei miei desideri più intimi, di immaginare il sesso con uomini ormai adulti e navigati. Io volevo sentirmi come una vera troia. Mi masturbavo spesso all’idea di scopare con un ragazzo molto più giovane di me, pensavo alle cose che avrei potuto insegnargli, quelle che solo una donna esperta e matura come me poteva conoscere. Volevo essere la sua seducente maestrina, viziarlo, godere del suo possente impeto, della sua smaniosa inesperienza e fargli toccare i punti più osceni e perversi della libido.

Insomma in quel periodo, ero una professionista sulla cinquantina, sessualmente aperta e libera da ogni cliché, e da un po’ di tempo aspettavo che mi si presentasse l’occasione giusta per scoparmi un ragazzo più giovane…Quel giorno finalmente arrivò….

Matteo era il figlio della mia migliore amica, cresciuto con i miei stessi figli, una sorta di nipote acquisito.

Aveva venticinque anni ed era davvero un ragazzo bellissimo. Aveva la faccia pulita della gioventù, i suoi occhi azzurri e maliziosi ne riflettevano la bellezza. Era alto, atletico e, soprattutto, maledettamente affascinante.

Sarei ipocrita a non ammettere che avevo pensato spesso a lui nel corso degli anni, a volte strofinandomi fino a farmi male. Ma, come capirete, ho sempre avuto qualche difficoltà, data la mia amicizia con la madre, a creare i presupposti per realizzare quel mio desiderio perverso…

L’occasione si presentò il giorno del mio cinquantesimo compleanno. Quella sera avrei organizzato una grande festa a casa mia e Carla, la mia migliore amica, si era gentilmente offerta di aiutarmi con i preparativi. Il suo messaggio arrivò verso mezzogiorno: <<Ciao amica, come stai? Io sarò impegnata fino a stasera con il lavoro. Volevo solo avvisarti che il buffet è pronto e che a breve passerà Matteo a portartelo.>> Il tempo di rispondere al messaggio e mi resi conto di essere già eccitata. Ero improvvisamente umida, l’idea che potessimo trovarci completamente soli in casa mi provocò un fremito tra le gambe e la fantasia cominciò a prendere il sopravvento sulla realtà. Decisi di fare un bagno caldo, così da ammazzare l’incalzante l’attesa e, quando mi rivestii, non indossai alcuna lingerie.

Matteo bussò intorno all’ora di pranzo. Gli bastò un semplice <<Sono io!>> al citofono per ritrovarsi nel mio salone con il suo abbondante carico di pacchetti. Sistemò il buffet sul tavolo. Era sudato, ansimava leggermente dalla fatica, e io non potei fare a meno di offrirgli un bicchiere d’acqua…

“Siediti Matteo, -gli dissi- lascia che ti prepari almeno un caffè. Non avrai mica fretta di andar via, vero?”

“No zia, lo sai che mi fa sempre piacere fare quattro chiacchiere con te. Come vanno i preparativi? Sei eccitata per stasera?” Adorabile. Non c’era nessuna malizia nelle sue parole, ne ero sicura.

Ma sapevo anche dove volevo arrivare io e quanto quell’occasione fosse ghiotta e forse irripetibile.

Così mi lanciai senza pensarci troppo e cominciai lentamente a provocarlo: “Sai come mi sento Matteo? Mi sento spaventata. Il tempo passa e come ogni donna la paura delle rughe e della vecchiaia avanza.” Lui mi guardò con tenerezza e disse: “Macché vecchiaia zia, tu ti mantieni benissimo. Sei sempre bella come una ragazzina.” Ah che adulatore. Si, forse un po’ ingenuo ma comunque che grande adulatore, questo pensai prima di incalzare di nuovo: “Matteo non dire così che poi ci credo davvero. Non è gentile illudere una povera vecchietta come me”. Ecco, avevo lanciato l’amo. Ora bisognava cominciare a tirare pian piano il filo. “Zia credimi, sono sincero, per me tu sei sempre stata e resti una donna bellissima, non ti mentirei mai su questo”.

Che tenero. Lo diceva sinceramente e con affetto. Non sapeva in quale vicolo cieco stava per ficcarsi, in base a come avrebbe risposto alle prossime battute.

Lo fissai intensamente negli occhi, poi con un mezzo sorriso gli chiesi: “E cosa ti piace così tanto di me? Dai, dimostrami che non stai mentendo, dici che sono una bella donna…”. Matteo si bloccò. Mi sembrò quasi di sentire il rumore sordo che la mia domanda provocò nel suo stomaco. Cosa poteva dire? Si vedeva che era imbarazzato e non sapeva bene cosa rispondermi.

Così lo incalzai: “Ehi, ma cos’è tutta questa timidezza con la tua zietta? Dai, puoi dirmelo, siamo soli e non lo saprà nessuno. Ti piace il mio viso? Ti piacciono forse le mie gambe? Cos’è che ti piace di me? O per caso – e le strinsi lentamente nelle mani- ti piacciono di più le mie tette?”. I suoi occhi mi guardavano increduli, era confuso, sembrava volessero chiedermi se fosse tutto vero o si trattava solo di un ingannevole equivoco. Ormai però avevo insinuato in lui la curiosità e questa prevalse sulla timidezza spingendolo a dirmi timidamente: “Si zia. Certo che mi piacciono le tue tette”. Bingo.

Passai velocemente al contrattacco: “Ti piacerebbe toccarle Matteo? Dai avvicinati, vieni qui, non essere timido. Adesso la zia te le fa toccare”. Lui si alzò dalla sedia ancora un po’ incerto e si avvicinò a me. Mi alzai anch’io, arrivai a un palmo dal suo viso poi sbottonai la mia camicetta e, dopo avergli preso le mani, le portai sui miei seni nudi ed eccitati. “Tocca Matteo, toccami ti prego”.

Ci baciammo a lungo mentre le sue mani bramose palpavano ogni centimetro dei miei seni, sentivo il suo desiderio aumentare a ogni secondo, il suo cazzo era duro come il marmo e, nonostante i jeans stretti, lui lo strusciava forte e virile contro la mia figa.

Lo portai in camera da letto. Volevo averlo come dicevo io, regalargli tutta la dedizione di cui ero capace, mi ero toccata troppe volte immaginando quel momento e adesso volevo godermelo con calma, passione e con estrema meticolosità.

Come una prostituta - Racconto erotico

Presi lo sgabello vicino al tavolo del trucco e mi ci sedetti sopra, gli chiesi di togliersi la maglietta e cominciai a sbottonargli i pantaloni. Sarà stata l’eccitazione provocata da una situazione così ambigua ma, credetemi, mi bastò la vista del suo cazzo a pochi centimetri dalla faccia per bagnarmi come una fontana. Era davvero bello grosso e pulsava di desiderio. Glielo succhiai con foga ed ingordigia, nonostante la mia bocca fosse troppo piccola per un cazzo del genere lo spinsi più volte fino in gola arrivando quasi ai conati di vomito.

Matteo era semplicemente in estasi, completamente in mio possesso, pendeva letteralmente dalla mia bocca. Dopo avergli leccato per bene anche le grosse palle, aver giocato sapientemente con le dita intorno al buco del suo culo e dopo essermi passata il suo cazzo ovunque, capii che Matteo era in rampa di lancio, lo avevo caricato a puntino, adesso il mio giovane toro era pronto per la monta.

Mi piegai come una prostituta sul comò del trucco, incontrai i suoi occhi nello specchio e senza emettere alcun suono con le labbra gli mormorai sensualmente: “SCOPAMI FORTE”. E, superando ogni mia aspettativa, lo fece. Era ormai così arrapato che capii di averne perso il controllo. Non potevo fare nient’altro che stare lì buona e subire in silenzio il moto perpetuo di quella furia sessuale che io stessa avevo provocato.

Mi montò come una vera troia, altro che ragazzino, il giovane toro ci sapeva fare più di tanti sedicenti stalloni maturi con cui ero stata. Ogni volta che mi penetrava i colpi erano più decisi, più forti, più crudi e poderosi. Poi cominciò da solo, senza che gliene avessi dato il permesso, a sbattermelo nel culo. La cosa mi eccitò ancora di più, mi sentivo come una prostituta. Ogni botta ben assestata, mentre lui si lavorava il mio culo, mi procurava urla di dolore e piacere.

Me lo mise nuovamente nella figa, e continuò a colpirmi con il suo cazzo mai domo. Ogni colpo era seguito dal ciac-ciac del mio liquido misto al sudore che mi colava lungo le gambe. Ormai avevo perso il conto di quante volte fossi venuta. Continuò a scoparmi come un dannato per un tempo che mi sembrò infinito, poi ad un tratto fermò la sua cavalcata, mi girò con veemenza e deciso mi chiese di mettermi in ginocchio di fronte a lui. Cominciò a masturbarsi furentemente e senza mai staccare gli occhi dai miei. Poi finalmente esplose in un lunghissimo gemito di piacere e si svuotò nella mia bocca aperta e sul mio corpo sudato. Lo lasciai sfogare libero, aspettai che si fosse calmato del tutto e, ancora sporca del suo seme, lo baciai delicatamente sulla fronte.

“E adesso?” mi chiese lui imbarazzato. “Adesso vestiti e torna a casa, questo resterà il nostro piccolo segreto. Stasera, dopo la festa, ti farò toccare ancora tutto quello che vorrai. Tesoro di zia…”.

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