Categoria: RACCONTI EROTICI19,3 minuti di lettura

La Mia Prima Orgia

La mia prima orgia – Racconto erotico

La mia prima orgia è stata un’esperienza indimenticabile. Era da un po’ di tempo che ero incuriosita dalla possibilità di fare sesso con più uomini insieme, ma, come capirete, non è una cosa che si può organizzare facilmente. Un “incontro di gruppo” così intimo e ravvicinato richiede una certa dose di sfrontatezza, di apertura mentale  e di riservatezza. C’è bisogno di trovare le persone e il contesto giusto, di essere inclini ai piaceri collettivi, e, soprattutto, di essere onesti con sé stessi e non vergognarsi delle proprie fantasie.

Io non me ne vergognavo affatto, semplicemente, essendo stata impegnata sentimentalmente per oltre cinque anni, non avevo mai avuto l’opportunità di appagare questa mia celata curiosità. Fortunatamente il tempo è galantuomo e, dopo la rottura con il mio ragazzo, l’occasione giusta bussò alla mia porta. Anzi, alla porta di tutti noi…

Per festeggiare la fine del primo anno di università io e altri quattro amici decidemmo di trascorrere un fine settimana in totale relax a Formia, nella meravigliosa villa di Alice, la mia migliore amica. Il gruppo era nutrito e ben affiatato. C’era Marco, bello come il sole, sportivo e tremendamente vivace. Luca invece era il secchione del gruppo: bruttino ma con uno spiccato senso dell’umorismo. Infine Andrea, che chiudeva il gruppetto dei ragazzi: narcisista, esibizionista e ossessionato dal sesso. Io ed Alice invece eravamo un po’ le principessine della situazione. Di buona famiglia, ragazze sregolate per principio, che preferivano il brivido della mondanità alla quiete del castello. Eravamo tutti amici, eravamo tutti giovani, eravamo lontani da casa e, soprattutto, eravamo tutti single…

Ricordo ancora come fosse ieri quanto furono belli e intensi quei giorni. Il mare splendido e calmo di Formia, la nostra piccola spiaggia privata, i giochi acquatici, le ore passate a prendere il sole sui materassini in mezzo al mare. Il tempo sembrava essersi fermato in quell’angolo di paradiso. Non c’era ansia per il domani, non c’erano impegni o scadenze impellenti, eravamo vivi e volevamo goderci solo il presente. La prima sera di vacanza la passammo in un locale molto in voga a pochi chilometri da casa, ballando tutta la notte sulle note di alcool e musica elettronica.

Ma fu la seconda sera quella che nessuno di noi avrebbe mai dimenticato.

Il gioco della bottiglia

Decidemmo di passare una serata più tranquilla rispetto alla precedente e prenotammo in un noto ristorantino di pesce in centro. La cena fu squisita anche se molto cara, e fu impreziosita da numerose bottiglie di un ottimo Chardonnay che ci mise davvero poco ad alleggerirci la testa. Per il dopo cena optammo per tornare a casa e continuare a fare baldoria insieme, Marco si allungò al supermercato aperto tutta la notte a comprare due bottiglie di tequila, i limoni e tutto l’occorrente per continuare sullo stesso leitmotiv della cena. Ci mettemmo seduti in cerchio sul pavimento del grande soggiorno, scegliemmo una musica soft e spegnemmo quasi tutte le luci per creare l’ambiente ideale. Dopo qualche giro veloce di cicchetti eravamo già ubriachi fradici. I ragazzi non la smettevano più di ridere mentre guardavano me e Alice esibirci nel nostro solito gioco delle imitazioni.

Simulavamo qualsiasi cosa ci suggerissero e non ci tirammo indietro nemmeno quando Luca ci chiese di imitare la scena del bacio di Jack e Rose in Titanic.

Non avevo mai baciato un’altra donna, ma, quel bacio, forse per via dell’alcool che avevamo in corpo, eccitò entrambe al punto che, dopo qualche minuto, lo replicammo spontaneamente, senza che ci venisse richiesto. I ragazzi impazzirono per quella cosa. Cominciarono a sghignazzare eccitati, colpendosi a suon di gomitate e lanciandosi occhiate complici.

Poi fu Marco, quello più sveglio tra i tre, ad avanzare la proposta: “Ragazzi, ma che ne pensate se facessimo il gioco della bottiglia?”. Luca, il più ingenuo, disse: “Ma il gioco della bottiglia è una cosa da ragazzini. Io ci giocavo alle feste quand’ero piccolo”. Ah Luca, che bietolone, penso che ci fossero buone probabilità che fosse ancora vergine, almeno fino a quella sera. Menomale che Marco non si lasciò scoraggiare ed incalzò: “È vero, anch’io ci giocavo da piccolo. Ma adesso che siamo cresciuti potremmo renderlo più divertente, magari anche un po’ più piccante, non credete? Che ne dite proviamo?”.

Io avrei voluto accettare subito e senza condizioni. Come vi ho detto non ero insensibile all’idea di partecipare a un’orgia e quel bacio con Alice mi aveva caricata a sufficienza. Alice però mi anticipò di una frazione di secondo e, guardando Marco con una certa perplessità, disse: “Cosa intendi per piccante, Marco?”. Ci furono alcuni secondi di imbarazzante silenzio, Marco arrossì come un peperone, si capiva che stava pensando attentamente a come formulare in maniera appropriata la sua risposta.

Poi sganciò la bomba biascicando ubriaco le seguenti parole: “Ragazzi, dai, parliamoci chiaro. Siamo tutti single, siamo tutti ubriachi, siamo completamente soli e, non so voi, ma io sono pure molto arrapato per via di quel bacio”. “Anche noi, anche noi”. Si affrettarono a dire divertiti Luca e Andrea. Marco gli lanciò un’occhiataccia e continuò: “Il gioco è semplice: si ruota la bottiglia e quelli che escono pagano penitenza”. “Grazie Marco, lo sappiamo come si gioca al gioco della bottiglia. Mi chiedevo cosa intendessi per piccante…”.

Alice era quella più restia, si era capito. “Alice, cosa vuol dire piccante secondo te? Piccante vuol dire piccante. Dai, siamo adulti, mettiamo un po’ di pepe a questo gioco. Io direi di metterla così: nessuna regola, ognuno può proporre la penitenza che preferisce. Anzi, forse di regola ne metterei una sola: quello che succede in questa casa stasera…resta in questa casa. Che ne pensate?”. Luca e Andrea, visibilmente eccitati, risposero all’unisono: “Noi ci stiamo”. Alice stava per esternare ancora una volta il suo dissenso ma stavolta risposi io per prima con un deciso: “Va bene anche per me”. La mia amica mi guardò come se fossi impazzita. Dicevo sul serio? Questo sembrava volesse chiedermi. “Alice, cosa ce ne importa. Marco ha ragione. Siamo single, siamo ubriachi e, a dire il vero, anche io mi sono eccitata non poco con quel bacio. Dai, sarà divertente, te la senti di provare?”.

Bum, bum, bum. Si potevano sentire i nostri battiti trepidanti mentre aspettavamo il verdetto finale.

Il nostro piccolo segreto

Alice si strinse nelle spalle ed accennò un sorrisino rassegnato: “Ok, ci sto. Va bene anche per me. Ma che non esca da questa casa”.

Incredibile, in pochi minuti eravamo passati dalle imitazioni di film famosi alla possibilità di mettere su una vera e propria ammucchiata.

Ah, il potere dell’alcool…

La mia prima orgia - racconto erotico di carla

Non vi nascono che mi bagnai solo all’idea. I primi giri di bottiglia furono abbastanza innocenti: “Voglio che Marco beva due cicchetti”; “Ordino ad Alice di toccare le tette a Carla”; “Luca, voglio che tu e Carla vi diate un bacio a stampo” etc.

Poi, dopo qualche giro ancora a vuoto, fu Marco (come al solito) a rompere definitivamente il ghiaccio: “Carla, voglio che prenda il cazzo di Andrea in mano adesso”. Ovviamente aveva scelto di cominciare da me, dato che Alice era quella più combattuta. Mi avvicinai divertita ad Andrea che ormai era in piedi, gli slacciai la cintura, abbassai i jeans e le mutande e presi con entrambe le mani il suo uccello arrapato. “Wooow”, disse Marco elettrizzato: “Finalmente qualcuno che non ha paura di mettersi in gioco. Ti andrebbe di dargli anche un bel bacio ora?”. Non me lo lasciai ripetere, in fondo ne avevo voglia. Così glielo presi completamente in bocca provocando nel mio amico un gemito di profondo piacere.

Marco rincarò la dose: “Luca, perché non ti avvicini? Vediamo se Carla da un bacio anche al tuo uccello…”. Potevo tirarmi indietro ormai? Accettai ben volentieri anche il cazzo di Luca, cominciai a leccarli insieme, li misi vicini e poi, spalancata la bocca, li infilai tutti e due fino in gola. Alice era rimasta seduta in disparte. Sembrava ancora un po’ titubante ma ormai Marco conduceva il gioco con la maestria del regista consumato.

Mentre ero impegnata nel mio doppio pompino vidi con la coda dell’occhio che Marco si era messo in piedi davanti ad Alice. Abbassò i pantaloni e glielo mise letteralmente in faccia: “Non ti va di assaggiarlo Alice?”. La mia amica aveva bisogno soltanto di una spintarella. Non ero l’unica troia in questa stanza e non ci mise troppo a dimostrarlo a tutti. Da quel momento non parlò più, aveva anche lei come me la bocca troppo impegnata.

Marco fece inginocchiare Alice accanto a me, poi formò un cerchiò con gli altri due e ci invitarono a quel lussurioso matrimonio di cazzi. Non sapevamo quale prendere, non avevamo il tempo di lasciarne andare uno che già un altro si infilava prepotentemente in bocca. Ci schiaffeggiarono, ci affogarono fino ai conati e poi, finalmente, ci scoparono.

Marco mi mise a pecora sul divano e cominciò a sbattermelo dentro con veemenza, Luca si preoccupò di mettermelo in mano mentre io e Alice, che nel frattempo veniva montata da Andrea, ci baciavamo selvaggiamente. Ci scoparono davvero forte, alternandosi nelle posizioni più sporche e fantasiose.

La cosa che mi piacque di più fu però la tripla penetrazione: Luca, steso sul pavimento, che me lo metteva nella figa, Marco, accovacciato, che rompeva il mio bel culo e Andrea, in piedi, che riempiva col suo cazzo tutta la mia bocca mentre io, ormai in estasi, mi aggrappavo ai seni di Alice che veniva a sua volta leccata a pecora da Andrea.

Quanto mi piaceva l’idea di sentirmi tappata in ogni buco, raggiunsi l’orgasmo più volte e sempre più abbondantemente. La stessa sorte toccò anche ad Alice, la quale, ancora più troia di me, chiese a Marco di infilarle il collo della bottiglia nel culo mentre la scopava e cominciò a leccarmi la figa mentre con le mani oleava gli uccelli duri di Luca e Andrea.

Il primo dei ragazzi a venire fu Luca, il meno esperto, che inondò di sperma la mia faccia e quella di Alice. Marco e Andrea invece non volevano ancora saperne di mettere fine al banchetto. Continuarono a scoparci come due tori, si aiutarono con qualsiasi cosa: dita, cazzo, lingua, mani, col collo della bottiglia vuota di tequila, finanche con una lunga zucchina che, onestamente, non ricordo come fosse arrivata fin lì. Io, nonostante mi sentissi distrutta, desideravo che non si fermassero. Alice sembrava lo volesse ancora più di me, perché continuava a gemere come una troia e li incitava a continuare.

E menomale che era riluttante all’inizio…

La mia prima orgia o meglio… la nostra orgia, durò ancora per molti orgasmi. Sul pavimento, tra i nostri liquidi e il sudore, si erano formate delle piccole pozze scivolose. Mamma, quanto abbiamo goduto quella sera tutti insieme.

la prima orgia di carla racconto erotico

Dopo un numero di colpi che mi parvero interminabili anche Marco, l’ultimo focoso sopravvissuto, eiaculò sulle nostre facce tutto il suo sperma. Poi cademmo a terra sfiniti. Alice addirittura, forse per le tante botte, forse per il troppo alcool, vomitò nel caminetto prima di abbandonarsi sul tappeto. Ci addormentammo uno addosso all’altro sul pavimento. Forse dormimmo per un giorno intero, non ricordo esattamente. Ricordo soltanto che mi svegliai insieme ad Alice e ci ritrovammo inaspettatamente sole e ancora sporche. Sul tavolo in cucina trovammo un biglietto. Recitava così: “Ciao ragazze, ci siamo alzati presto e siamo andati in spiaggia, appena siete pronte raggiungeteci qui. Forse abbiamo bevuto troppo ma non ricordiamo bene cosa sia successo stanotte… E voi??”.

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